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giovedì 23 agosto 2012

L'uso scorretto della nostra muscolatura


"Poi vi è la tensione continua del tutto superflua dei muscoli del nostro organismo. I nostri muscoli sono contratti, anche quando non facciamo niente. Per il minimo lavoro, una parte considerevole della nostra muscolatura entra subito in azione,come se si trattasse di compiere il più grande degli sforzi. Per raccogliere da terra un ago, un uomo consuma tanta energia come per sollevare un uomo del suo stesso peso. Per scrivere una lettera di due parole, sprechiamo una forza muscolare sufficiente a scrivere uno spesso volume. Ma il peggio è che consumiamo la nostra energia muscolare continuamente, anche quando non facciamo niente. Quando camminiamo, i muscoli delle nostre spalle e delle nostre braccia sono tesi senza la minima necessità; quando siamo seduti, i muscoli delle nostre gambe, del collo, del dorso e del ventre, sono contratti inutilmente; anchedormendo, contraiamo i muscoli delle braccia, delle gambe, del viso e di tutto il corpo — e non comprendiamo che in questo continuo stato di tensione per un lavoro che non abbiamo da fare, consumiamo molta più energia che per compiere un lavoro utile e reale, durante la nostra vita".(G.I. Gurdjieff)

giovedì 22 dicembre 2011

Qui e ora e karate do


Il karate do come strumento di pratica quotidiana, come risorsa a cui attingere anche per superare momenti di difficoltà, per ritrovare il proprio centro, equilibrio, e capacità di rimanere nella realtà del qui e ora.

venerdì 21 ottobre 2011

Tameshiwari (sull'importanza del colpire)

  
“Il tameshiwari – si deve dire chiaramente – è solo una piccola parte del karate. Si deve allenare non per fare spettacolo, ma per allenare la forza vitale. Facendolo ci si accorge che spesso un colpo apparentemente potente non ha rotto la tavola, mentre un altro colpo che sembrava meno forte ha avuto successo. Ci si chiede perché e si comincia a capire l’importanza del ki, o energia spirituale"   (Hirokazu Kanazawa)

venerdì 14 ottobre 2011

"Il rapporto allievo-Maestro"




Il maestro Zen Taiten Guareschi, che ha così definito il rapporto maestro-allievo:

"...Vorrei fornirti un'altra immagine.. Immagina la capacità di vedere un orizzonte. Innanzitutto la capacità di vedere un orizzonte, perché essa fonda la relazione tra maestro e allievo. Guardando questo orizzonte, uno è un po' più avanti dell'altro, e pur tuttavia sono entrambi molto lontani. Ma sono sempre li a guardare quell'orizzonte, è sempre steso davanti a loro. Da questo punto di vista, il maestro è giusto un po' più avanti. Questo non gli impedisce di essere di fianco al discepolo, anzi, spesso un po' dietro. Il riferimento dell'orizzonte è fondamentale, altrimenti l'insegnante diventa un appiglio, e non c'è orizzonte, né per l'uno né per l'altro."

domenica 2 ottobre 2011

Kata e intenzione



Quando mi alleno in realtà non mi alleno, io infilo una tecnica dopo l’altra nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quella sequenza  in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radici dei capillari. (parafrasando Bohumil Hrabal)

martedì 27 settembre 2011

domenica 25 settembre 2011

Il karateka; un uomo migliore

La pratica  sincera del Karatedo rende il praticante piu':  Audace, Libero, Vitale, Forte e stabile, Nobile, Bello perche' consapevole, Naturale e spontaneo, Elegante e generoso.Goshin karate do